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Ciao a tutti, sono Marco Cattarossi e sono l’autore di Daidut Enduro. Visto che dovevo creare una pagina autore, approfitto per l’occasione e ci scrivo un paio di boiate, giusto per intrattenere chi vorrà continuare a leggere e conoscermi un po’ meglio.

 

Il Fifty HF: freni zero, paura zero.

Il Fifty HF: freni zero, paura zero.

Fifty Top: la ricaduta sul tubone (il garage è sempre lo stesso)

Fifty Top: la ricaduta sul tubone (il garage è sempre lo stesso)

Il mio mestiere principale è quello di programmatore e sviluppatore informatico, ma oltre a questa mania (o maledizione a seconda dei punti di vista) ho anche altri difetti: ad esempio la passione per lo sport ed i motori. La mia passione per i motori nasce in tempi remoti, quando ancora ero un ragazzino. Per “colpa” di mio cugino Michele infatti ho ricevuto il primo motorino, ovviamente a marce, un Malaguti Fifty HF. Niente scooter o plasticoni, ma un bel tubone rosso fiammante, con la classica configurazione-suicidio cilindro 80cc, carburatore 19 e scarico Simonini. All’epoca ci si ritrovava al campetto tra amici e poi via a far garetta per vedere chi comanda, per far capire chi è il maschio alpha. Roba che i ragazzi di adesso neanche se la immaginano, se la farebbero sotto con tutto quel vento tra i capelli.
Quando andavo ancora a scuola c’era gente che “col Fiffiti ci prendo i 150 all’ora“, ma sul vialone del paese prendevano il panino dal mio tubone, e non mi vergogno a dire che prendeva a stento i 100 (ma reali, non di fantasia). Per me era una bomba. L’unico problema era che non essendo la versione TOP i freni erano proprio una truffa, un po’ come l’adesivo del contachilometri sul Gaucho Peg Perego. Quando frenavo, invece di rallentare, acquistava velocità. Sul Fifty HF gli unici freni a disposizione erano i due tamburi e i tacchi delle scarpe. Di aneddoti e avventure ce ne sarebbero da raccontare, ma mi sa che mi dilungherei troppo, quindi mi limito a dire che dopo una caduta da stuntman e qualche grippata, a malinquore ho ceduto il mio Fifty HF ad un ragazzo che mi promise di non venderlo più. So per certo che ad oggi, quel ragazzo ora è diventato un uomo grazie al mio Fifty, ed ha mantenuto la promessa conservandolo in garage. Poi ho avuto una ricaduta e mi son preparato un Fifty Top che conservo tuttora gelosamente.

La Vespa Primavera: Grossglockner, capello schiacciato e la bandiera che al Vespa World Days mi ha rovinato :D

La Vespa Primavera: Grossglockner, capello schiacciato e la bandiera che al Vespa World Days mi ha rovinato 😀

Dopo il Fifty è arrivata l’era delle Vespa. Tutto è iniziato per colpa di mio fratello Daniele (sempre per colpa degli “altri”), che quasi per caso è entrato in possesso di una Vespa 50 Special, semi abbandonata e full-original. Nel giro di 15 giorni, ovviamente, ha realizzato che non era proprio una “macchina da guerra”, quindi via di 102 Polini, campana 23/60, 19, scarico e via. Da qui, in famiglia abbiamo iniziato ad apprezzare il mondo Vespa, tanto che tra elaborazioni e restauri, mostre-mercato, raduni e siti web (forse qualche residuo di Daidut Vespa è ancora online), anch’io ho iniziato ad imperversare per il Friuli in sella prima ad una Vespa 50 L e poi in sella ad una Vespa 125 Primavera. Molti non apprezzano le Vespa, ma sebbene siano al pari di un water di lamiera senza freni, sono un mondo a parte, e tutti dovrebbero provare a “farsi pungere” prima di giudicare. Grazie ad un papà molto puntiglioso la mia Primavera oggi è stata restaurata e resta l’alternativa stradale più divertente che ho in garage.

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Fin qui niente di “enduro”, ma con il crescere Fifty e Vespa mi hanno appassionato alle due ruote. La staccata al limite dell’inimmaginabile, scalando due marce e BAM, dentro in curva. Senza freni devi per forza imparare a fare le curve grattando la pedana a terra, altrimenti non puoi raccontarlo.

Alessandro in sella al Morini Kanguro 350

Alessandro in sella al Morini Kanguro 350

Un bel giorno, grazie ad un altro malato di motori di cui non starò a fare il nome (Alessandro Visintini), ho avuto la prima occasione di guidare una moto grande: un Morini Kanguro 350. Visto che ero abituato con i “cancelli”, mi è piaciuta subito. Ma più che altro mi è piaciuta subito la moto fuoristrada. A quel tempo neanche sapevo cos’era l’enduro, ed effettivamente questa moto di “enduro” aveva solo la sella. Da lì a far la patente e comprarmi la prima moto è stato un niente. Devo ringraziare Alessandro se ora sono così.
Dopo pochi mesi sono andato in concessionaria a ritirare la mia prima moto, un KTM EXC 450 del 2004 tanto per restare sul leggero, con solo 60 ore motore, comprata con i risparmi e pagata in contanti. Al titolare della concessionaria brillavano gli occhi quando ha visto il pacco di carte che avevo messo da parte in anni di sacrifici. Inizialmente, come direbbe qualcuno, facevo il “desertman”: chilometri di trasferimenti con lo zaino in spalla per raggiungere i pistini più remoti del Friuli. Pensate che all’epoca passavo ore sul computer a cercare i pistini sulle immagini satellitari di Google Earth (Google Maps non c’era ancora), e poi mi studiavo i trasferimenti per raggiungerli, tutti off-road. Non c’erano nè smartphone, nè GPS, quindi mi prendevo un paio di riferimenti e visto che alle medie ero bravo a fare orienteering, arrivavo sempre a meta. A volte la ricerca portava a pistini impraticabili o in stato di abbandono, ma a volte scoprivo dei veri “diamanti grezzi” dove potevi allenarti senza rompere le scatole ad anima viva. L’unico problema era che se mi fossi fatto male cadendo, mi avrebbero ritrovato solo grazie alle immagini satellitari di Google Maps… dopo un decennio, forse.

Tra forum e chat, ho iniziato a conoscere un po’ di appassionati, e grazie alla mia esperienza meccanica precedente potevo risparmiare qualche soldino facendo manutenzione in garage. Così ho imparato empiricamente come funzionano le moto vere, quelle col motore, quelle con le sospensioni che ammortizzano, quelle con i freni che frenano davvero. Un sabato Alessandro mi dice “Domani andiamo a vedere una gara di moto? E’ qui vicino…“. Quella è stata la prima gara di enduro a cui ho assistito (in realtà era una Enduro Country, all’epoca Hard Race), e lì ad entrambi si è accesa una lampadina. “Il prossimo anno potremmo correre assieme…” e così fu.

4 ore a coppie a Pantianicco con Alessandro Visintini e Alberto Orioli

4 ore a coppie a Pantianicco con Alessandro Visintini e Alberto Orioli

Allenamenti per tutta l’estate e l’inverno successivo, poi la prima licenza agonistica FMI nel 2008. Abbiamo iniziato con una 4 ore a coppie, la prima ed unica edizione organizzata a Pantianicco. Non avevamo neanche letto il regolamento (su internet non c’era), quindi ignari delle regole ci siamo presentati separatamente alla prova di accelerazione. Ovviamente il Commissario di Gara mi ha immediatamente cazziato con un “guarda ‘sti qua che vengono a correre e non sanno nemmeno le regole“. “Iniziamo bene“, ho pensato. Io in sella alla mia nuovissima KTM 450, “fermo” come non mai, e Alessandro sulla sua Husky TE610 del ’91, praticamente un Garelli da 60 cavalli. Allenamento o no, eravamo come due cow-boy al rodeo. Con l’esperienza di adesso, era meglio iniziare con un 125 e non con un 450. Comunque dopo quattro ore di gara chiudiamo al 15° di classe, ma poco importa: anche se è brutto da sentir dire, mi piaceva l’enduro.

Dopo le prime gare però non riuscivo a trovare nè classifiche, nè foto degli eventi. Dovevo richiedere le copie via mail direttamente ai motoclub, ma a volte nemmeno mi rispondevano. Al tempo i social non erano diffusi, internet era in piena evoluzione, e dell’enduro non c’era nemmeno la definizione su Wikipedia. Da questo e in conseguenza alla mia “maledizione” di programmatore nel 2008 è nato Daidut Enduro, per informare le persone con classifiche, foto, risultati delle gare enduro, motocross o trial che sia. Daidut Enduro non è legato a nessun motoclub e nessuna associazione, è un blog indipendente che riporta (possibilmente) tutte le notizie sugli eventi legati al mondo della moto fuoristrada in Friuli e Veneto.

Tra gare, allenamenti, giri ed uscite, in 10 anni ne è passata di acqua sotto i ponti (o di benzina nei carburatori) e grazie a questo magnifico sport ho potuto conoscere un sacco di bellissime persone. Anche se ad oggi nella mia vita sono arrivate tante altre bellissime cose, le moto e l’enduro restano sempre la mia passione.

Marco Cattarossi, autore di daidutenduro.com, mentre tenta di guidare la sua moto 🙂